STORIA DELLA ONLUS

GLI INIZI

La nostra storia inizia nel 1989 quando un sacerdote della Diocesi di Roma, Don Vittorio Bernardi, allora vice parroco a S. Giovanni Battista De Rossi nella prima cintura periferica di Roma, aiutato da un gruppo di amici decide di aumentare il proprio impegno a favore delle persone bisognose. Inizia quindi un lavoro paziente e lento basato sull’ascolto delle necessità di giovani in preda alla droga, ma anche di donne maltrattate e con situazioni di grande disagio. Nel 1997 Don Vittorio riceve la nomina a parroco della chiesa intitolata ai Santi Simone e Giuda Taddeo, nella borgata di Torre Angela, al di là del grande raccordo, nella periferia orientale della capitale. Una borgata di oltre 130 strade, con più di 60 nazionalità. Sin da subito fu evidente che il quartiere necessitava di un punto di riferimento importante e molto preziosa fu l’attività del centro d’ascolto parrocchiale, che dal 1998 al 2006 ricevette richieste di aiuto da oltre 3.000 persone, con le situazioni più varie. Con una tale mole di richieste ci si rese progressivamente conto della necessità di dare stabilità e continuità all’opera da tempo iniziata, per poter essere d’aiuto ad un numero sempre maggiore di bisognosi. Il 5 giugno del 2002 si decise di costituire una Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), così da non gravare eccessivamente su una o più parrocchie, ma cercare la collaborazione di tutte le persone e gli enti di buona volontà. Con la creazione di Casa S.Anna onlus si dava maggiore stabilità al progetto intrapreso e soprattutto si evitava il pericolo di legare troppo l’opera ad un singolo sacerdote ed al suo incarico temporaneo.

IL NOME

CASA : si voleva creare uno spazio per i casi più delicati, con uno stile familiare, di semplicità ed accoglienza. Non uno ospizio, né un cronicario, ma un rifugio per tutto e solo il tempo necessario a rimettersi in piedi e ripartire nell’avventura della vita. 
Dunque una “Casa rifugio”, con un progetto personalizzato per ogni ospite. ANNA : Nel 2002 era il tempo della guerra in Afghanistan. I frati di Spello ricevettero una lettera da Kandahar e la diffusero. Noi la leggemmo con i giovani, gli adulti, le famiglie, nelle Messe, negli incontri di preghiera e nelle catechesi. Era scritta e firmata da una giovane mamma: Anna. Per i cristiani Anna è una donna molto importante, è la mamma di Maria, la nonna di Gesù; è la celeste patrona delle mamme che aspettano un bambino. Il nome era stato trovato : Casa S.Anna.
Inizialmente le richieste arrivavano da mamme oppresse da mariti violenti, sole o con bambini, con difficoltà economiche o psicologiche; a volte si trattava di mamme dell’oratorio o di bambini inseriti nella catechesi. L’aiuto offerto loro era l’ascolto, ma spesso anche la consegna di un pacco di viveri o un corredino nuovo, l’indirizzo di un pediatra, di un avvocato o di un consultorio, il pagamento di una bolletta. Successivamente si aggiunsero i giovani a rischio: ci siamo appoggiati alle comunità esistenti, in particolare al Ceis-Centro Italiano di Solidarietà e alla Comunità Incontro. Con loro sono arrivati gli adolescenti e ci siamo fatti aiutare da Koiné, struttura del Ceis specializzata con i giovanissimi. Infine arrivò l’ondata degli stranieri, clandestini o regolari, conosciuti nelle stazioni ferroviarie, nelle parrocchie, attraverso la Caritas. Grazie a loro ci fu l’incontro con Medici senza frontiere.

OGGI

Casa S.Anna onlus gestisce OTTO case rifugio per mamme con bambini, uomini e famiglie bisognose italiane e straniere. Molte delle persone che hanno alloggiato nelle nostre strutture sono riuscite a riprendere la propria autonomia e a ricominciare il proprio cammino. I loro volti, le loro storie, resteranno per sempre impressi nei cuori dei nostri volontari : Diela in fuga dall’Albania, la prima mamma che ha partorito a Casa Maria Luisa, Lada, Saima, Andrea e poi Giovanni, Vittorio, Luca, Cipriano e tutti coloro che tutt’ora vivono con noi e che ogni giorno ci danno la forza, nonostante le tante difficoltà, di portare avanti questo progetto d’amore.